Non siamo fotografiA di strada: i paletti, le regole, il galateo di genere, sono ciò che più ci allontana dal nostro obiettivo, e se le immagini che scattiamo non cambieranno il mondo, e non lo cambieranno, ne saranno perlomeno una personalissima ed arbitraria riproduzione, un microcosmo osservabile in ogni momento e da qualunque angolazione.

E’ il nostro piccolo acquario, dove c’è di tutto un po’, i microbi, le alghe, i sassi, gli anemoni, le lumache, i gamberetti, i pesci. Non ci facciamo mancare niente e passiamo le giornate ad aggiungere elementi a questo ecosistema, a vedere come miracolosamente riesce a trovare compiutezza e a reggersi in piedi autonomamente.

Siamo cacciatori-raccoglitori di immagini. Le cerchiamo, ma amiamo ancora di più quando sono loro a trovarci: raramente la razionalità trova spazio quando guardiamo nel mirino, per quello c’è tempo. L’unica vera urgenza è quella di seguire quel fischio che invita a volgere lo sguardo da una parte, e dopo mettere in ordine linee, colori, movimento, secondo un codice acerbo e indisciplinato, cresciuto nell’angolo più profondo e nascosto dello stomaco, quello che fa sentire qualcosa ancora prima di averlo compreso.

E’ tutta lì la faccenda. Non esistono regole per il semplice fatto che obbediamo solo a ciò che vediamo. Non siamo autori, non rivendichiamo il possesso su ciò che riprendiamo, qualunque eventuale presa di posizione è un’altra storia che si svolge in uno spazio e in un tempo diverso. E’ una fase privata, personale, viene dopo, gestitela a vostro piacimento. Ciò di cui ci importa qui è solo e soltanto il momento in cui siamo fotografi di strada.