Laura Rodari è una che quando si tratta di spargere le viscere sul tavolo non si tira mai indietro, e tutto ciò che ci mostra è invariabilmente la risposta diretta a un’urgenza che si può affettare con il coltello. I suoi lavori da qualche anno a questa parte sembrano allontanarsi da ciò che siamo abituati a vedere qui, e solo scavando a fondo ci si rende conto che l’intensità è sempre la stessa, che è sempre la pancia a comandare, che non si può fare altro che registrare.

All images © Laura Rodari

 BKK 4.30am

Sono seduta sui gradini del 7-eleven. Caffè sintetico-bollente in mano, respirare è come ingoiare acqua tiepida. Cosa sto facendo qui? Sto bruciando. Stremata. Spinta verso il limite dai miei stessi limiti in un assordante tunnel senza fine. Giro e rigiro in un cerchio senza uscita. Ci sono donne sedute per strada. Vecchie. Malate. Sorridenti. Una di loro si sta colorando la faccia a strisce fucsia, strati su strati oleosi. Sedie in plastica e puzzo d’urina.

Lei. Lei è distesa sulle lenzuola a fiori smunti che non vedono l’acqua da anni. Continua a tossire. Il sangue della “vergine” sta colando sulla parete. Occhi e lividi. Sotto il ponte la flora selvatica lotta con le rovine. Una finestra è aperta sopra un hotel abbandonato… cammino attraverso cocci di vetro e memorie degli altri dimenticate sul pavimento fetido. La noia sorride attorcigliandosi a un palo. Tessuti cheap cangianti e scintillanti. La pelle sbiancata con una pasta traslucida. In una stanza fumosa un ragazzo goffo si sta esibendo in un “qualcosa”. Ancora fiori, raso accomodato sul soffitto. Lo specchio consumato rimanda le sue gambe scure, coperte di croste e pustole, in una luce tangerina. Le ceneri di questa notte si stanno disperdendo e domani esisteranno sotto nuove forme. LR