In questi giorni è in corso una campagna di crowdfunding per terminare "Sans Adieu", il film che Christophe Agou stava realizzando a partire dal suo libro "Face au silence". Abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo ed intervistarlo ad Arles nel 2011 e ora che lui ci ha lasciato le parole di quei giorni risuonano più forti nei nostri pensieri. Ci piace incominciare con uno dei più grandi una serie di brevi video che crediamo presentino punti di vista in cui ci ritroviamo e che possono essere fonte di ispirazione.

Qualche giorno fa avevamo iniziato a scrivere uno sproloquio a proposito della reazione che abbiamo percepito all’uscita dei risultati di un noto concorso. Abbiamo poi abbandonato l’impresa, o forse semplicemente c’è sceso un po’ il livello di sostanze magiche nel corpo e ci è passata la voglia. Ora è apparso questo articolo di Leonello Bertolucci, che di per sé è valido e sostiene molti concetti condivisibili, ma che per cause non imputabili all’autore può risultare fuorviante e forse addirittura “pericoloso”.

Questo è ciò che avevamo abbozzato a suo tempo, che cercheremo in seguito di espandere o di rendere perlomeno comprensibile:

passata la sbornia di amore universale e fiducia incondizionata nel futuro, la realtà presenta il conto e ci sbatte in faccia le cose come stanno: negli ultimi anni si è visto come un qualcosa che con grande tenacia veniva tenuto ancorato a una pletora di regole da una netta maggioranza, pareva essere pronto a trovare finalmente un senso nella confusione delle mille direzioni, dei mille percorsi possibili, delle mille interpretazioni e derive. Si poteva approfittare di quel caos costruttivo per demolire una volta per tutte quell’idea, quella definizione mai trovata, e invece è stato intrapreso un lavoro certosino di ulteriore classificazione, categorizzazione. Tutto ciò che poteva essere punto di partenza è stato trasformato in punto di arrivo.

cover photo by Regina Van De Koet

Mi si chiede di presentare le fotografie che seguono.

Penso alla improbabilità che un gruppo di persone, raccoltesi per caso, ciascuna presa dalle proprie pulsioni, abbia prodotto una serie di immagini del tutto slegate tra loro, sghembe e divergenti, eppure delicatamente intonate e affini, proprio perché diverse tra loro per esigenza e sguardo. Diverse, insomma, nel modo giusto.

Chiunque abbia mai provato a mettere in sequenza immagini saprà quanto sia miracoloso, meraviglioso, e arduo, in assenza di un progetto, di un tema, di una idea precedente, trovare una dozzina di fotografie scattate da qualcuno, e dare a queste un qualunque senso.

Occorre molta dedizione, molta fortuna, e il ricordo di un posto e di un tempo, nella propria memoria, in cui assieme scorrevamo, congiunti da una ossessione che si manifestava fotografando ogni cosa, ma era fatta di gentilezza. Si era increduli, quasi, di aver trovato altri con cui giocare e cui potersi raccontare, senza parlarsi, senza aver bisogno di sapere nulla perché tutto era già inteso. Per pochi mesi un manipolo di persone si è ritrovato in un flusso irripetibile, che le ha segnate, al punto che vedere ora le loro foto messe assieme da un atto d'amore è cosa potente: non serve quindi sapere chi ha scattato quale foto, e neppure la mano che queste immagini ha raccolto e legato assieme.

Per chi non conoscesse Dr. Karanka o la nuova Stravaganza a Iso-Lab, ecco un video che vi spiega tutto.

La strada che ci percorre lascia dentro di noi un sentire indelebile.

Ci siamo persi QUI, cercando mille direzioni.

Questa galleria è la traccia di ciò che abbiamo visto per arrivare in luoghi in cui non eravamo mai stati prima.

Fatela scorrere. "E' il segno di una resa, invincibile".